Semplicemente Marilyn

Alice Sestini
Università Link Campus

L’immagine di una diva perfetta ma tragicamente prigioniera della propria infelicità.

Bionda, sexy e provocante. Questi gli aggettivi per definire la personalità di una Marilyn diva che dentro nascondeva una vita difficile e piena di fragilità.

Fu protagonista di scene che rimarranno nella storia del cinema per sempre, come la pin up con la gonna sollevata dall’aria calda di una grata. Il successo, nel corso della sua esistenza, la consacrò icona di una bellezza intramontabile.

Il suo fascino inusuale andava al di là del meraviglioso aspetto e trovava rifugio in uno sguardo volto tristemente altrove, come se tutto ciò che viveva non accadesse veramente a lei.

È una vita difficile fin dall’inizio quella di Marilyn, pseudonimo del suo vero nome, Norma Jane Mortensen.

Il senso di abbandono e la solitudine fecero emergere un carattere insicuro, privo di autostima, ma anche un’aggressività e una determinazione animata dalla sua passione.
La madre Gladys Monroe era alcolizzata e dipendente dagli psicofarmaci, l’identità del padre invece è da sempre rimasta un mistero. Venne affidata a varie famiglie fino a quando non decise di sposarsi all’età di soli sedici anni. Quando il divorzio divenne inevitabile, nel 1946 iniziò a muovere i primi passi nel mondo del cinema.

La consacrazione arrivò quando venne scritturata per due commedie di grandissimo successo come “Sposare un milionario” e “Gli uomini preferiscono le bionde”.

Ben presto i personaggi che interpretava sullo schermo finirono per confondersi con la sua vita privata. L’attrice non era più Norma Jane, ma divenne Paola, Lorelei, la ragazza di “Quando la moglie è in vacanza”.

Nel 1954 sposò il campione di baseball italoamericano Joe di Maggio, un uomo violento, possessivo e geloso, il matrimonio durò nove travagliati mesi durante i quali l’attrice cominciò a frequentare Frank Sinatra e John Kennedy.

Due anni dopo sposò il commediografo Arthur Miller, ma anche questa relazione fu difficile, lui era un intellettuale riservato, lei una star sempre sotto i riflettori, terrorizzata dall’idea di non essere abbastanza per il marito.

era una poetessa all’angolo della strada che provava a recitare le sue poesie a una folla che le strappava i vestiti

Marilyn fu sfruttata non solo dall’industria cinematografica, ma anche dagli uomini che incontrò nella sua vita, come John e Robert Kennedy, amori impossibili avvelenati dalla posizione politica dei due fratelli.

Come scrisse Joyce Carol Oates “Il suo magnifico aspetto la condannò a cercare nello sguardo degli altri la bellezza del proprio essere”. Fu relegata ad essere sempre l’oggetto rappresentato, era consapevole del meccanismo in cui era stata incastrata e cercava di liberarsi al meglio delle sue capacità.

Marylin morì sola, senza che nessun uomo la salvasse davvero e rimase eternamente cristallizzata in un’unica possibilità di esistenza, quella di cui bastava il suo nome per evocare l’icona che noi tutti oggi conosciamo.

“Per sopravvivere avrebbe dovuto essere sia più cinica sia più lontana dalla realtà di quanto già non fosse. Invece era una poetessa all’angolo della strada che provava a recitare le sue poesie a una folla che le strappava i vestiti” Arthur Miller.

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