Riapre la mostra “Memos – A proposito della Moda”

Ilaria Nicita
Università Link Campus

Il Museo Poldi Pezzoli di Milano è pronto a riaccogliere il pubblico per la mostra Memos, ispirata alle Lezioni Americane di Italo Calvino.

Dopo il momento di stop causato dall’emergenza sanitaria, ha riaperto a Milano la mostra “Memos – A proposito della Moda in questo millennio”. Inaugurata nel corso della Milano Fashion Week, era stata poi chiusa al pubblico per via delle manovre anti-contagio promosse dal Governo.

Nata dalla collaborazione tra la Camera Nazionale della Moda italiana e il Museo Poldi Pezzoli, con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ice Agenzia e del Comune di Milano, fu progettata come una riflessione sulla Moda da un punto di vista scientifico e poetico. “Memos”, afferma la curatrice Maria Luisa Frisa “è come un inventario di dimenticanze. Un work in progress. Un taccuino di appunti che assume la forma di una mostra”.

A ispirarla sono state le opere di Calvino, in particolare le Lezioni Americane che lo scrittore avrebbe dovuto tenere nell’autunno dell’’85, all’Università americana di Harvard. Scomparso precocemente nel settembre dello stesso anno, ne rimangono solo gli appunti e le parole chiave: Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità; pubblicate postume dalla moglie Esther Calvino, con il titolo di “Six Memos for the Next Millenium”. Lo spunto non sono tanto le parole che Calvino usa per intitolare le lezioni, quanto piuttosto il suo metodo di scrittura e d’indagine, per avviare una riflessione più accurata sulla Moda.

Calvino”, infatti, “non intendeva fornire soluzioni, piuttosto tracciare strade possibili: valori su cui riflettere per interrogare e comprendere la contemporaneità”.

Are Clothes Modern?

Si prova così a tracciare un modo di analizzare le trasformazioni della Moda nel nuovo millennio, sottolineandone l’aspetto comunicativo. Non solo immagini, come i servizi fotografici selezionati da Stefano Tonchi, ma anche le parole della scrittrice Chiara Valerio e la regista Roberta Torre, animano alcuni dei materiali in Mostra.

Gli abiti, in continuo dialogo con le opere d’arte presenti nel museo, delineano un percorso di sviluppo del presente, attraverso continui interrogativi che accompagnano l’osservatore a trovare risposte o, piuttosto ancora, nuove domande. Ne è un esempio, l’abito di Dior della collezione A/I 2019-2020 realizzata da Maria Grazia Chiuri, su cui è ricamata la domanda «Are Clothes Modern?» titolo provocatorio della mostra di Bernard Rudofsky al MoMA del 1944.

Rifacendosi anche alla mostra “1922-1943: Vent’anni di moda italiana” realizzata negli anni ‘80 da Grazietta Butazzi sempre al Museo Poldi Pezzoli, la Frisa con l’ausilio di Judith Clark come exhibition maker, vuole esprimere un altro ventennio della nostra storia della Moda, rilevando come sia parte della nostra identità culturale.

“L’idea alla base delle mostre di moda non è tanto quella di proporre la moda come un’arte, ma piuttosto di utilizzarla come mezzo per leggere la società“, ha affermato Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, “per questo vorremo presto a Milano un museo tutto nostro, dedicato all’abito made in Italy“.

Memos è un mix di memoria e di futuro, un connubio tra Arte e Moda che è alla base della nostra Storia.

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