Faber Futures e il Bio-design

Ilaria Nicita
Università Link Campus

In un mix tra natura, design, biologia e tecnologia, Faber Futures mostra un nuovo approccio alla Moda: il Bio-design.

Buckminster Fuller diceva: “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda obsoleto il modello esistente.”

È con questo spirito che Natsai Audrey Chieza nel 2018 fonda Faber Futures, un laboratorio di bio-design e consulenza, divenendo pioniera di una rivoluzione. La sua laurea in Architettura sedimenta in lei la curiosità e la continua attenzione al dettaglio. Nel 2011 Chieza comincia a sperimentare mixando la biologia e il design con la collaborazione del professor John Ward del Dipartimento di Ingegneria Biochimica, Univesity College di Londra. Le ricerche portano allo sviluppo di un progetto, Project Coelicolor che si basa sull’uso dei biopigmenti per i tessuti.

“Ho trascorso circa otto anni registrando e costruendo una reale comprensione di com’è possibile co-creare con i sistemi viventi”, racconta in un’intervista al TLmag.

Lavoriamo all’intersezione tra biologia, tecnologia e design

Lo studio, realizzato con successo, ha dato vita alla possibilità di ottenere una tintura naturale per tessuti con l’utilizzo di batteri, chiamati Streptomyces celicolor, che interagendo con le fibre proteiche producono un pigmento che crea coloranti tessili senza l’uso di sostanze chimiche e diminuendo il consumo di acqua di 1/500 che nei processi tessili dell’Industria Moda hanno un impatto sostanziale.

L’approccio di Faber Futures disegna un nuovo modo di pensare la Moda e il Design, perché la sostenibilità comincia da azioni lungimiranti che danno i loro frutti non nel breve tempo e che le aziende dovrebbero essere disposte a calibrare per diminuire l’impatto ambientale.

Si parla molto di Sostenibilità, ma è solo agendo che si raggiungono le cose, usando il pensiero creativo e collaborando con la Natura, lavorando insieme ad essa e instaurando una simbiosi prolifica.

Il Bio-design per questo si posiziona come un nuovo modo di progettare che mira a cambiare a livello sostanziale ricostituendo le basi di un edificio più etico, solido e sostenibile. “Lavoriamo all’intersezione tra biologia, tecnologia e design”, afferma Natsai Audrey Chieza. “E nel punto in cui questi campi convergono, arrivano innovazioni per modellare il futuro.”

La chiave di tutto è la collaborazione tra i vari settori. “Il valore della collaborazione non può essere minimizzato, è intrinseco. Non può succedere in nessun altro modo. La filosofia dell’azienda si basa sul facilitare le interazioni interdisciplinari in modo da consentire una conversazione, un dialogo e così via. Questa è la strategia”.

Faber Futures svolgendo azione di consulenza, fornisce spunti unici per le persone che vogliono sapere di più sul tema del bio-design e della bio-fabbicazione, continuando allo stesso tempo l’azione svolta sul campo della sperimentazione all’interno del Laboratorio dell’azienda, dove si sviluppano nuovi colori e processi.

A marzo è stata inaugurata un’esposizione al Design Museum di Londra intitolata: Bio-Logics: Designing with Nature che esplora molte strade diverse per essere parte del cambiamento. Seguendo la logica della natura, divenendone complice e amica, si possono ottenere dei benefici a livello globale e solo così la Moda potrà disegnare finalmente con stile un’economia circolare.

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